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IL MONDO DI PARO servizio di Carlo
Carione
Un batuffolo bianco
di foca artica arrivato da lontano per aiutare i
bambini italiani. Si chiama Paro, e in realtà
è un robot progettato all'università di Tokyo
dall'ingegner Takanori Shibata con l'obiettivo
di verificarne gli effetti positivi, a livello
terapeutico, su pazienti affetti da sindromi
genetiche che coinvolgono disturbi e deficit
presenti nella sfera relazionale, sensoriale e
cognitiva. Attualmente in piena fase di una
sperimentazione che durerà tre anni, Paro è
utilizzato con risultati assolutamente
incoraggianti presso la casa di cura "Villa San
Giovanni" ad Angri, attrezzata e funzionale
struttura in provincia di Salerno, dove ha sede
la Fondazione
Peppino Scoppa. "La nostra
Fondazione, in collaborazione con l'università
di Siena e nell'ambito del progetto Iremec
approvato dalla Commissione europea, lo scorso
agosto - spiega la dottoressa Amalia Scoppa,
direttore scientifico della Fondazione Scoppa -
ha approvato uno studio sistematico, il primo al
mondo, sul potenziale terapeutico di
strumentazione robotica. Paro è un robot
biomorfo, quindi ha un comportamento molto
simile ad un animale vero. Come un animale vero
è dotato di un apparato sensoriale, un apparato
motorio e un sistema nervoso semplificato.
Grazie al processo di apprendimento e di
evoluzione di questa rete neurale, Paro sviluppa
delle proprie capacità e un proprio carattere, e
questo lo rende un soggetto unico". Non un
comune animale domestico. Partendo dagli
insuccessi raccolti in passato da gatti o cani
robot, l'ingegner Shibata ha realizzato la copia
di una piccola foca, tenendo in grande
considerazione le scarse probabilità di questo
cucciolo di creare aspettative da parte del
paziente nel corso dell'interazione. E il
design di Paro cerca infatti di bilanciare il
bisogno di garantire la somiglianza con un vero
cucciolo di foca, con la capacità di stimolare
l'esplorazione e sostenere
l'interazione. "L'apparato sensoriale di Paro
gli permette di adattarsi all'ambiente in cui
vive. Paro ha sensori e attuatori su tutto il
corpo. Ha sensori di luce, di suono, di
pressione, di temperamento, di postura e anche
di bilanciamento". Oltre a garantire le più
moderne attività terapeutiche per il centro di
riabilitazione, la Fondazione Peppino Scoppa
sostiene con grandi sforzi - grazie anche alla
Regione Campania e alla Banca Popolare di Ancona
- le attività del proprio centro studi che sta
portando avanti altri interessanti
progetti.
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