lunedì 8 gennaio



IL MONDO DI PARO
servizio di Carlo Carione


Un batuffolo bianco di foca artica arrivato da lontano per aiutare i bambini italiani.
Si chiama Paro, e in realtà è un robot progettato all'università di Tokyo dall'ingegner Takanori Shibata con l'obiettivo di verificarne gli effetti positivi, a livello terapeutico, su pazienti affetti da sindromi genetiche che coinvolgono disturbi e deficit presenti nella sfera relazionale, sensoriale e cognitiva.
Attualmente in piena fase di una sperimentazione che durerà tre anni, Paro è utilizzato con risultati assolutamente incoraggianti presso la casa di cura "Villa San Giovanni" ad Angri, attrezzata e funzionale struttura in provincia di Salerno, dove ha sede la Fondazione Peppino Scoppa.
"La nostra Fondazione, in collaborazione con l'università di Siena e nell'ambito del progetto Iremec approvato dalla Commissione europea, lo scorso agosto - spiega la dottoressa Amalia Scoppa, direttore scientifico della Fondazione Scoppa - ha approvato uno studio sistematico, il primo al mondo, sul potenziale terapeutico di strumentazione robotica. Paro è un robot biomorfo, quindi ha un comportamento molto simile ad un animale vero. Come un animale vero è dotato di un apparato sensoriale, un apparato motorio e un sistema nervoso semplificato. Grazie al processo di apprendimento e di evoluzione di questa rete neurale, Paro sviluppa delle proprie capacità e un proprio carattere, e questo lo rende un soggetto unico".
Non un comune animale domestico. Partendo dagli insuccessi raccolti in passato da gatti o cani robot, l'ingegner Shibata ha realizzato la copia di una piccola foca, tenendo in grande considerazione le scarse probabilità di questo cucciolo di creare aspettative da parte del paziente nel corso dell'interazione.
E il design di Paro cerca infatti di bilanciare il bisogno di garantire la somiglianza con un vero cucciolo di foca, con la capacità di stimolare l'esplorazione e sostenere l'interazione.
"L'apparato sensoriale di Paro gli permette di adattarsi all'ambiente in cui vive. Paro ha sensori e attuatori su tutto il corpo. Ha sensori di luce, di suono, di pressione, di temperamento, di postura e anche di bilanciamento".
Oltre a garantire le più moderne attività terapeutiche per il centro di riabilitazione, la Fondazione Peppino Scoppa sostiene con grandi sforzi - grazie anche alla Regione Campania e alla Banca Popolare di Ancona - le attività del proprio centro studi che sta portando avanti altri interessanti progetti.